

Quando l'altro giorno ho letto questo:
"Non abbiamo il controllo delle nostre esistenze, apparentemente così lineari. Chi crede il contrario si illude, e basta un nulla per riportarlo alla cruda realtà: una buca nel terreno, un semaforo rosso, la porta dell'autobus che ci si chiude in faccia, un po' di olio di girasole caduto per terra vicino alle rotaie del tram, una sciarpa che si impiglia, la serratura incastrata di una porta, un telefono cellulare dimenticato, qualcuno che non si presenta all'appuntamento, uno sgrullone di pioggia violento, un caldo inatteso, un'infestazione di metcalfa, un desiderio improvviso di succo di frutta. Basta un niente per ribaltare i nostri programmi." (per il resto, clikka qui)
ho pensato, ha proprio ragione, sono quelli che nel gioco del Monopoli sono "gli imprevisti" a volte ci fanno sorridere, a volte arrabbiare, a volte ci mettono addosso l'ansia!
Ecco, oggi, nel mazzo della FigliaGrande, è uscito un'imprevisto che per ora, ha messo ansia, sicuramente a lei, poi al suo ragazzo, e subito dopo, a me e suo padre . . . per finire con la Figlia Piccola, e mi fermo qui, perchè gli altri parenti non sono al corrente. Non so ancora di preciso, ma dalle poche notizie, frammentarie, che mi ha dato lei, al telefonino; pare che il Piccolo Lord, che stava di traverso (testa sotto il cuore, piedi sotto il fegato) si è girato e nel girari, ha fatto danni, come, quanto e dove, non lo so, so solo che la Dottoressa, la fa ricoverare per qualche giorno!
Si stavano facendo programmi, qui, nella Città sulla Costa, per l'arrivo di qualche parente, per le ferie dell'Uomodellamiavita, per la festa di laurea (con tutti i parenti e amici) della FigliaPiccola, per l'arrivo della suddetta con la Carrie e i suoi 4 cuccioli.
E' bastata una visita, una telefonata e tutto è passato in secondo piano! E tutto è stato spazzato via dal senso di ansia che mi ha preso . . . ebbene sì, anche la vostra Fiordicactus, si fa prendere dall'ansia, anche l'ottimismo tace, visto che su certe cose ci dobbiamo affidare . . . a LUI e ai Dottori.
Ieri era la festa di Sant'Anna, sono sicura che Lei guarderà un po' da queste parti! Però, se vi capita un 5 minuti di tempo libero, pregate anche voi, come e a chi volete! Poi vi faccio sapere! Da brava mamma italiana! Un po' preoccupata e in attesa di vedere con i suoi occhi! :-)
AGGIORNAMENTO! Delle 22,34 (prima ho mangiato! lo stress, mi fa venir fame!)
Secondo la Ginecologa, è stato più uno scrupolo, però la cura è: vasuprina per la mamma che ha il collo dell'utero aperto di 2 cm, con contrazioni che si vedono a monitor, o durante la visita e che lei, la futura mamma, non avverte; ed è sui sette mesi. Bentelan, perchè così maturano i polmoni del piccolo. Da domani iniziano a farle gli esami per la gestosi perchè è un po' gonfia (e sua zia, ha perso la prima figlia per questa malattia!).
La Dottoressa dice di stare tranquilli, che la tiene questi 5 o 6 gg e poi, se Dio vuole, la manda a casa rimessa a nuovo! ;-)
Speriamo bene! Ciao a tutti e grazie! R
AGGIORNAMENTO! Delle 23,44 di mercoldì 29 luglio 2009!
Sempre dalla Ginecologa, ecco le ultime notizie . . . domani mattina (salvo complicazioni) esce, ma non può salire le scale; non può guidare; non deve stare fuori dal letto, tranne che per andare in bagno; non deve alzare nessun peso; non può assolutamente fare niente di niente, tranne pensare a sé, ascoltare i movimenti del suo Piccolo Lord e dedicarsi al ricamo del corredino fino a fine agosto. . . sta fuori dall'Ospedale, come se fosse ancora all'Ospedale, l'unica differenza che le medicine le prende per bocca e non tramite la flebo, che cucino io e che non abbiamo orari di visita!
Dimenticavo, non abbiamo nemmeno le Signore della Cooperativa che puliscono!
Secondo voi, sto ancora facendo la mamma, o sto già nei panni della nonna?
Continuiamo a tenere alta la guardia! La strada per i 9 mesi è ancora lunga.
"Ma - dice la Ginecologa - almeno arriviamo a settembre!"
Stamattina ho letto, in modo molto casuale, il piccolo commento di un amico su Facebook e qualche minuto dopo, un post intero di un altro amico, sul suo blog . . . mi è sembrato, come se uno fosse la risposta adeguata all'altro . . . perciò, ho deciso di copiarli, tutti e due, per ricordarmi e se volete ricordarvi, che la vita, la storia minima di ogni giorno, di ognuno di noi, è importante come e forse più, di tante notizie che ci "sbattono" in faccia tutti i giorni i mass media!
Da facebook (copiato tale e quale, senza censura) :
"A.M. : me ne fotto!
Fiordicactus: Mo' che sarà successo???
A.M. niente di particolare sono amorfo col mondo esterno.
Me ne fotto del funerale di tizio, delle cazzate di caio e delle minchiate di sempronio, me ne sto in casa col L**** a distrug...ehmn...a giocare"
Dal blog-amico (copiato tale e quale, senza censura) :
"Quel che ci parla, mi pare, è sempre l'avvenimento, l'insolito, lo straordinario: articoli in prima pagina su cinque colonne, titoli a lettere cubitali. I treni cominciano a esistere solo quando deragliano, e più morti ci sono fra i viaggiatori, più i treni esistono; gli aerei hanno diritto di esistere solo quando sono dirottati; le macchine hanno come unico destino quello di schiantarsi conto i platani: cinquantadue week-end all'anno, cinquantadue bilanci: tanti sono i morti e tanto meglio per l'informazione se le cifre non fanno che aumentare! Dietro a un avvenimento ci deve essere uno scandalo, un'incrinatura, un pericolo, come se la vita dovesse rivelarsi soltanto attraverso lo spettacolare, come se l'esemplare, il significativo, fosse sempre anormale: cataclismi naturali o sconvolgimenti storici, conflitti sociali, scandali politici...
Nella precipitazione che abbiamo di misurare lo storico, il significativo, il rivelatore, non dimentichiamo però l'essenziale: ciò che è davvero intollerabile, veramente inammissibile: lo scandalo non è il grisou, è il lavoro nelle miniere. Il «malcontento sociale» non è «preoccupante» durante lo sciopero, è intollerabile ventiquattr'ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni all'anno.
I maremoti, le eruzioni vulcaniche, i grattacieli che crollano, gli incendi boschivi, le gallerie che sprofondano, Publicis che brucia e Aranda che vuota il sacco! Orribile! Terribile! Mostruoso! Scandaloso! Ma dov'è lo scandalo? Il vero scandalo? Il giornale non ci ha detto altro che: state tranquilli, ecco la prova che la vita esiste, con i suoi alti e bassi, ecco la prova che qualcosa succede pur sempre.
I giornali parlano di tutto, tranne che del giornaliero. I giornali mi annoiano, non mi insegnano niente; quello che raccontano non mi riguarda, non mi interroga né tanto meno risponde alle domande che mi pongo o che vorrei porre.
Quello che succede veramente, quello che viviamo, il resto, tutto il resto, dov'è? Quello che succede ogni giorno e che si ripete ogni giorno, il banale, il quotidiano, l'evidente, il comune, l'ordinario, l'infra-ordinario, il rumore di fondo, l'abituale, in che modo renderne conto, in che modo interrogarlo, in che modo descriverlo?
Interrogare l'abituale. Ma per l' appunto ci siamo abituati. Non lo interroghiamo, non ci interroga, non ci sembra costituire un problema, lo viviamo senza pensarci, come se non contenesse né domande né risposte, come se non trasportasse nessuna informazione. Non è neanche più un condizionamento, è l'anestesia. Dormiamo la nostra vita di un sonno senza sogni. Ma dov'è la nostra vita? Dov'è il nostro corpo? Dov'è il nostro spazio?
Come parlare di queste "cose comuni", o meglio, come braccarle, come stanarle, come liberarle dalle scorie nelle quali restano invischiate; come dar loro un senso, una lingua: che possano finalmente parlare di quello che è, di quel che siamo.
Forse si tratta di fondare finalmente la nostra propria antropologia: quella che parlerà di noi, che andrà cercando dentro di noi quello che abbiamo rubato così a lungo agli altri. Non più l'esotico, ma l'endotico.
Interrogare quello che ci sembra talmente evidente da averne dimenticata l'origine. Ritrovare qualcosa dello stupore che potevano provare Jules Verne o i suoi lettori di fronte a un apparecchio capace di riprodurre e trasportare i suoni. Perché è esistito, questo stupore, e con esso, migliaia d'altri, che ci hanno plasmato.
Ciò che dobbiamo interrogare, sono i mattoni, il cemento, il vetro, le nostre maniere a tavola, i nostri utensili, i nostri strumenti, i nostri orari, i nostri ritmi. Interrogare ciò che sembra aver smesso per sempre di stupirci. Viviamo, certo, respiriamo, certo; camminiamo, apriamo porte, scendiamo scale, ci sediamo intorno a un tavolo per mangiare, ci corichiamo in un letto per dormire. Come? Dove? Quando? Perché?
Descrivete la vostra strada. Descrivetene un' altra. Fate il confronto.
Fate l'inventario delle vostre tasche, della vostra borsa. Interrogatevi sulla provenienza, l'uso e il divenire di ogni oggetto che ne estraete.
Esaminate i vostri cucchiaini.
Cosa c'è sotto la carta da parati?
Quanti gesti occorrono per comporre un numero telefonico? Perché?
Perché non si trovano le sigarette in drogheria? Perché no?
Poco m'importa che queste domande siano frammentarie, appena indicative di un metodo, al massimo di un progetto. Molto m'importa, invece, che sembrino triviali e futili: é precisamente questo che le rende altrettanto, se non addirittura più essenziali, di tante altre attraverso le quali abbiamo tentato invano di afferrare la nostra verità. "
George Perec, 1973
Da Georges Perec, L’infra-ordinario, Bollati Boringhieri, 1994, pp. 11-14, traduzione di Roberta Delbono
Visto che non sapevo chi fosse questo Monsieur Perec, ho cercato notizie, eccole qui.
Ieri la figlia grande mi dice: "Mamma, ti ricordi di Tiziano?" e poi, mi fa vedere questo sito, ma quello che la interessava era questo:
(Copiata tale e quale, perchè, lo sapete non ho ancora imparato un bel po' di cose,in questo mondo del Web!)
Tiziano "il ruspista", è uno di quei "ragazzi grandi" che frequentavano la parrocchia, quando lei era un adolescente del "dopoCresima", uno di quei ragazzi simpatici, sorridenti e pieni di vita . . . lo vedete da voi nella foto, io ho le foto di quegli anni e il sorriso è sempre quello!
Stasera, penserò a lui, alla sua vocazione, e pregherò per lui, come ha chiesto, per la sua missione, in un mondo che ha bisogno di testimonianze così!
Aggiornamento: Se qualcuno se lo chiedesse, la chiesa sullo sfondo è la Chiesa Cattedrale, "S. Maria della Marina", da dove ogni anno l'ultimo fine settimana di giugno, parte una processione, che prosegue (sui pescherecci) in mare!
Una "notizia" di cui avremmo fatto volentieri a meno! :-(
Quando l'ho sentito, sono passata dall'indifferenza . . . alla curiosità . . . all'indignazione . . . al disgusto! :-(
Per queste cose, se proprio, un'analisi su Tv Talk, al sabato mattina, l'avrei capita! ;-)
Ci sono gli stupidi, mortalmente stupidi, che si divertono a diffondere il panico (leggi qui)
C'è chi cerca di aproffittare dell'emergenza! Falsi sfollati, che cercano di alloggiare in Hotel
Poi, ci sono quelli che pensano di essere furbi, ecco cosa è successo su FaceBook, un tale, fingendosi nipote di un giornalista, ha aperto una sottoscrizione per gli aiuti all'Abruzzo, in pratica, "pro domo sua"!
Ci sono stati i primi arresti di gente che rubava nelle casa abbandonate, lo sciacallaggio mediatico non è bello, ma la gente trovata a rubare in un momento così, non è da trattare come "presunti", è gente senza umanità! (ecco l'articolo)
Appello per aiutare la gente d'Abruzzo, per far sentire loro che non sono soli:
Bisogna pensare a dove alloggiare gli sfollati! Eccovi un buon consiglio dell'Unione Degli Universitari!
Donazioni al Banco Alimentare dell'Abruzzo:
Banca Carichieti, filiale di Pescara, viale Bovio,
conto corrente numero 10715 - ABI 6050 - CAB 15402
IBAN IT 26A0605015402CC0560010715
CAUSALE: PRO TERREMOTO ABRUZZO
Altre notizie su come aiutare cliccando l'immagine
E ancora, vi segnalo, trovati sul web :
Basta UN SMS per AIUTARE l'ABRUZZO. Dona 1 € inviando un SMS vuoto al numero 48580 (da Tim, Vodafone e 3)
Protezione Civile Regione Abruzzo
Numeri verdi: 800.861.016 - 800.860.146
Per volontari da tutta Italia: telefonare alla Protezione Civile Nazionale 06.68201
Tenendo presente che: dal sito della Protezione Civile:
06-04-2009
Il Dipartimento della Protezione civile ringrazia i cittadini per le numerosissime offerte di aiuto e assistenza sanitaria arrivate da associazioni e cittadini per telefono e per email. Ricordiamo che, per meglio coordinare i soccorsi, vengono accolte prioritariamente le proposte delle associazioni e non quelle dei singoli cittadini. Le offerte ricevute finora sono al vaglio dei servizi competenti.
Conto Corrente Bancario
C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati
Tesoreria - Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma
intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 - 00187 Roma.
Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono:
IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020
Causale: PRO TERREMOTO ABRUZZO
Conto Corrente Postale n. 300004
intestato a: "Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 - 00187 Roma
c/c postale n° 300004
Codice IBAN: IT24 - X076 0103 2000 0000 0300 004
Causale: Causale PRO TERREMOTO ABRUZZO
Donazioni on line:
È anche possibile effettuare dei versamenti online attraverso il sito web della CRI all' indirizzo:
http://www.cri.it/donazioni
Per sostenere gli interventi in corso (causale “TERREMOTO ABRUZZO”) si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite C/C POSTALE N. 347013 o tramite UNICREDIT BANCA DI ROMA S.P.A. IBAN IT38 K03002 05206 000401120727
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
* Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012
* Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma - Iban: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097
* Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113
* CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)
-
Conto corrente postale 12270500 intestato a Caritas Prato. Oppure…
Conto corrente bancario di Caritas Prato con IBAN: IT80 K06020 21501 090570006056.
La causale è sempre 'Terremoto Abruzzo'.
Offerte consegnate direttamente presso la sede della Caritas Diocesana Bergamasca (ufficio amministrativo) in via del Conventino, 8 a Bergamo (da lunedì a venerdì dalle 9,00 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 18,00)
Bonifico Bancario a favore della Caritas Diocesana Bergamasca – Via Conventino, 8 – 24125 Bergamo sul Credito Bergamasco – Filiale di Bergamo – Malpensata
Codice IBAN IT40 O 03336 11105 000000006330, indicando la causale "Terremoto Abruzzo"
Versamento su conto corrente postale n. 11662244, intestato a Caritas Diocesana Bergamasca, Via del Conventino, 8 – 24125 Bergamo, indicando la causale del versamento “Terremoto Abruzzo”
Poi, come sempre, ci sono gli Alpini, gli Scouts e l'Esercito a dare una mano.
Grazie a tutti
La rappresentazione che si fa in questo film dell'entrata di Gesù a Gerusalemme, mi piace molto! Quest'esplosione di gioia, questo "Osanna"!
Non ho trovato un video, con la traduzione in italiano, per cui, non sono responsabile di quello che dicono, si accettano aiuti e/o consigli . . .
Aggiornamento: Volevo fare una settimana di silenzio web, ma visto le notizie del Tg, e le due o tre telefonate arrivate stamattina, vi avviso, a tutti: amici, parenti e conoscenti . . . stanotte l'Udmv ed io, abbiamo sentito chiaramente la "coda" del terremoto, il figlio, ha continuato imperterrito a dormire.
Tanto spavento, ma niente danni! Ringraziando Dio, invio un pensiero e una preghiera a quelli della zona dell'epicentro che invece hanno avuto un bel po' di danni!
Stamattina, voglio esagerare, ma la lettura di oggi, mi ha fatto ricordare questa canzone, vi metto, musica e parole, anche se è conosciutissima! ;-)
IL SEME
parole e musica di Claudio Chieffo
Il Signore ha messo un seme
nella terra del mio giardino,
il Signore ha messo un seme
nel profondo del mio mattino.
lo appena me ne sono accorto
sono sceso dal mio balcone
e volevo guardarci dentro
e volevo vedere il seme.
Ma il Signore ha messo il seme
nella terra del mio giardino,
il Signore ha messo il seme
all'inizio del mio cammino.
Io vorrei che fiorisse il seme
io vorrei che nascesse il fiore,
ma il tempo del germoglio
lo conosce il mio Signore.
Il Signore ha messo un seme
nella terra del mio giardino,
il Signore ha messo un seme
nel profondo del mio mattino.

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire, mi segua».
Giovanni (12,20-33)
Strettamente personali, tre riflessioni, che mi hanno colpito oggi!
Perché i lontani e gli indifferenti abbiano nel cuore la nostalgia di Dio e possano sperimentare il suo amor, che tutto perdona.
Signore, dona al nostro cuore la tua luce.
Perché il tempo quaresimanle ci faccia riscoprire il volto misericordioso di Dio Padre, che vuole la salvezza di tutti gli uomini.
Signore, dona al nostro cuore la tua luce.
Perché ciascuno di noi attento alla realtà che lo circonda, si faccia carico delle necessità dei fratelli.
Signore, dona al nostro cuore la tua luce.

Giovan Francesco Nagli detto il Centino, Mosé e il serpente di bronzo, Rimini Museo della Città
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
Giovanni (3,14-21)
Il 6 di questo mese è tornato alla casa del Padre, don Cesare Bonicelli.
Don Cesare era una di quelle persone che fanno parte della mia storia. L'ho sempre visto, fin da piccola, parlare con mio padre e i suoi amici, quando c'erano occasioni di incontri o cerimonie scouts. Era un'amicizia, la loro, nata in epoca lontana, quando erano stati scouts insieme. Suo fratello è stato il nostro "dottore", fin quando siamo stati a Bergamo.
Quando passava, per andare e tornare a/da San Severo di Foggia, se aveva tempo, si fermava volentieri, un'oretta qui da noi, accompagnato da sua sorella, per chiacchierare dei tempi andati e delle novità, con mio padre e mia madre, e al citofono si annunciava semplicemente così: "Sono don Cesare!".
Vi chiederete, perchè oggi? Perchè avevo già letto gli articoli on line come di una persona che si conosce. Ma oggi, mio padre mi ha portato i giornali, arrivati da Bergamo, e leggendo gli articoli, ho trovato quei nomi, che ho sentito pronunciare tante volte con la confidenza di un'amicizia nata anni e anni fa. Nella pagina dei necrologi, tra i tanti ho trovato quello delle "guide", ho letto i nomi, di quelle che, allora, erano le "mie coccinelle" e mi sono ricordata di tante cose!

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». [...] Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».
Giovanni (2,13-25)
Non cessare, o Signore, di rivelarti a noi nella luce, quella sfolgorante del Tabor, quella soffusa, ma viva della tua Parola; non cessare di donarla nei Sacramenti, nela bontà delle persone e nella bellezza del creato.
Fa' che ci lasciamo abbagliare e saldare dal tuo raggio luminoso, che sappiamo custodirlo nel cuore, meditando sui doni ricevuti, afinché possiamo affrontare con sernità il buoi del Calvario e scorgere la tua presenza salvifica oltre le oscure prove che si addensano nella nostra vita.
(Madì Drello)

“Trasfigurazione di Cristo” di Tiziano Vecellio
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
Mc 9,2-10
"... Ciò che disorienta il mondo, e i suoi sapienti fìlosofi e immaginosi poeti pagani, intorno ai sacerdoti e al popolo della Chiesa cattolica, è che essi ancora si comportano come fossero messaggeri. Un messaggero non fantastica su quel che il messaggio possa essere, e non discute su quello che dovrebbe essere;egli lo consegna qual è. Non è una teoria o una fantasia, ma un fatto. È irrilevante, per questo nostro abbozzo intenzionalmente rudimentale, entrare in particolari per provare che è un fatto; basta rilevare che questi messaggi lo considerano come umanamente si considera un fatto.
Tutto quello che si condanna nella tradizione cattolica, - l'autorità, il dogmatismo e il rifiuto di ritrattare o modificare - non sono che i naturali attributi di un uomo che porta un messaggio relativo ad un fatto."
(Gilbert K. Chesterton)

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Marco (1,12-15)
Per strani motivi tecnici di Splinder, ieri, non potevo scrivere.
Questo post, va considerato domenicale!
Per Eluana
L'eterno riposo dona a lei, Signore
e splenda a lei la luce perpetua.
Riposi in pace.
Amen

E anche per i suoi genitori Beppino e Saturna
silenzio, perdono e pace
Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so' le laude, la gloria e l'onore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno
et nullu homo è ne dìgnu Te mentovare.
( . . . )
Laudato si', mi Signore, per quilli che perdonano per lo tuo amore,
e sostengo infirmitate e tribulazione.
Beati quilli ke 'l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si', mi Signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po skappare.
( . . . )
Laudate et benedicete mi Signore et rengraziate,
et serviteli cum grande humilitate. Amen»
Francesco d'Assisi (nacque nel 1182 morì nel 1226)
Altissimo, onnipotente, buon Signore, tue sono le lodi, la gloria e l'onore e ogni benedizione. A te solo, Altissimo, si confanno e nessun uomo è degno di ricordarti. (...) Lodato sii, mio Signore, per quelli che perdonano grazie al tuo amore, e sostengono malattie e guai. Beati quelli che sopporterranno in pace, che da te, Altissimo, saranno ricompensati. Lodato sii, mio Signore, per nostra sorella morte corporale, dalla quale nessun uomo che viva può scappare. (...) Lodate e benedicete il mio Signore e ringraziate, e servitelo con grande umiltà. Amen